A passeggio nella Jesi romana. La 2°B TUR racconta l’uscita didattica

di Filippo Manzi – 2°B TUR

In data mercoledì 11 dicembre 2019, la  classe II B Tur  (con la partecipazione di 22 studenti) ha effettuato un’uscita didattica nella Jesi romana; questa uscita è stata deliberata dal Consiglio di classe, in collegamento con il programma di Storia, che ha stabilito come docenti accompagnatori le insegnanti di Italiano-Storia, Prof.ssa Filonzi, Diritto, Prof.ssa Latini e  di sostegno Prof.ssa Piccotti. Strada facendo ci ha anche raggiunto il professore di Geografia, Stortini.

In preparazione a questa esperienza, in classe abbiamo parlato delle varie popolazioni presenti in Italia e delle battaglie che hanno portato all’insediamento dei Romani nell’Italia centrale ed, in particolare, nella zona di Jesi.

L’uscita ha avuto inizio dopo la I ora di lezione, percorrendo a piedi la strada che separa la sede del nostro Istituto dal centro storico di Jesi. Giunti in centro, abbiamo potuto osservare, grazie alla nostra “guida”, la Prof.ssa Filonzi, con altri occhi quello che, soprattutto per chi abita a Jesi, siamo abituati a vedere quotidianamente, senza pensare alle sue origini.

Inizialmente abbiamo osservato la posizione di alcuni quartieri di Jesi, ricollegandoli agli insediamenti romani e, ad esempio, abbiamo appreso che dove adesso c’è il Viale della Vittoria, una volta scorreva un fiume, quindi in epoca romana era terreno fertile per l’insediamento delle colonie; la colonia fu fondata a Jesi come Municipium. La città venne fondata nell’allora punto più alto (92 mt. s.l.m.) e venne costruita molto velocemente, utilizzando uno “schema” di tipo militare (castrum);  intorno a due linee perpendicolari venivano  posizionate delle tende e poi venivano tracciate altre linee parallele. Ai lati di queste divisioni c’era un quartiere più popolare e quindi con abitazioni a più piani e suddivisioni interne in legno, e, dalla parte opposta, c’erano abitazioni più nobili, le domus; questo è dimostrato dal fatto che, scavando le fondamenta per costruire nuovi edifici sono stati trovati dei mosaici che, appunto testimoniano il lusso delle abitazioni. All’incrocio delle vie principali c’era la piazza, che rappresentava il fulcro della vita cittadina. Qui infatti  si svolgevano le assemblee; c’erano le taverne dove i romani andavano a mangiare;  i lupanari dove gli uomini andavano a donne; il mercato dove si vendevano i prodotti del territorio ed anche i templi dove si andava a pregare. E forse si potrebbero trovare i resti di un tempio romano sotto l’attuale duomo , ma non sono stati mai fatti scavi in questo senso. Inoltre, c’era anche un teatro dove le persone si recavano per divertirsi e le terme che venivano utilizzate per lavarsi in quanto nelle abitazioni, di solito, non c’era un bagno. E’ stata trovata anche una cisterna che, appunto, faceva parte delle terme e dentro la cisterna sono state ritrovate sette statue di imperatori senza testa e tre ritratti (di Augusto, Tiberio, Caligola) che attualmente si trovano al Museo archeologico di Jesi. In una delle chiese più antiche di Jesi, che attualmente ospita il Teatro Valeria Moriconi, che siamo stati impossibilitati a visitare in quanto  chiuso per adeguamento sismico, le pietre utilizzate per la costruzione sono state prese  dalla vicina necropoli, che, in genere, era posta all’ingresso della città; esse venivano utilizzate non tanto per un senso estetico, quanto per rafforzare il sostegno dei muri, quindi venivano posizionate come capitava.

Il perimetro retrostante del teatro romano è l’unica cosa di epoca romano che ancora si può vedere; aveva un raggio di 28 metri e si è stabilito che potesse contenere circa 6000 persone, quindi si presume che, all’incirca, gli abitanti in quel periodo fossero seimila. Dal 232-247 a.C. fino ai giorni nostri, Jesi è sempre stata abitata, anche fino dopo la caduta dell’Impero romano. A seconda delle epoche, la città si allargava o si restringeva con le mura che erano fatte di pali incrociati rafforzati da  pietre   e che quindi venivano adattate alla grandezza della città. La popolazione, oltre a vivere di agricoltura, si occupava di attività artigianali, come ad esempio la produzione di ceramica. A Jesi sono infatti state ritrovate moltissime ceramiche di questa epoca ed il fatto che la produzione ed il commercio di queste sia stato all’epoca molto importante è anche testimoniato da una strada che fu fatta costruire per collegare  Jesi ad Ancona (e quindi al porto) come ci testimonia una lapide in marmo con inciso il nome di chi l’aveva fatta costruire.

A ricordo di questa esperienza, abbiamo scattato alcune foto. Siamo rientrati percorrendo nuovamente a piedi il tragitto fino alla scuola, dove siamo arrivati verso le 12,20. Fortunatamente le condizioni meteo ci hanno assistito e la giornata, anche se fredda, era soleggiata.

Questa esperienza è stata molto piacevole in quanto, appunto, abbiamo avuto modo di  immaginare Jesi com’era (cosa che, sicuramente, non facciamo durante le nostre vasche per il Corso) e di collegare quanto appreso sui banchi di scuola con le spiegazioni sul posto, che sicuramente rimangono più in memoria di quanto studiato sui libri. Non meno importante è anche il fatto che, durante queste uscite, abbiamo la possibilità di socializzare tra noi molto più di quello che riusciamo a fare in classe durante le ore di lezione.

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